Er suo viso m’appare
Quanno ripenzo a pòra mamma mia,
er còre me se strigne in una morza.
Vorei aretrà ner tempo…volà via…
Mentre ner cèlo la luna ce se smorza,
le stelle se ne vanno e la brezza
m’avvorge e m’accarezza …
Come fosse un miracolo , un incanto…
er suo viso m’appare e un contorno
de fiori , d’amorini, ucelli e acanto
je compare vicino e tutt’intorno,
mentre mille violini e pianoforte
intoneno ‘na musica e li canti…
S’accenneno le luci…mentre forte
canteno l’angeli e li Santi.
Solo così er còre se conzola,
mentre te penso dove tutto tace…
perché nun sei più sola,
indove c’è la vita e ce stà pace.
Come una goccia
Come una goccia
che cade
e
si spande…
mi perdo
sul gelido marmo.
Senza domande.
Senza risposte.
Solo un dolore
per una risposta
che non posso avere
da me scritta nel 1964
Ho reciso un fiore
ed è appassito al tocco delle mie dita.
Ho trovato un oggetto di metallo
e le mie mani sono state recise
come petali di un fiore.
Stiamo uccidendo la natura
come potremo salvarci dall’essere uccisi?
Periremo per mezzo degli elementi
o per gli stessi
nostri
mostruosi
strumenti di morte.
Non ci contentiamo più
di costruire il necessario…
adesso
vogliamo superare Dio
con le nostre invenzioni…
Parole, parole, parole… bla, bla, bla… Accendo il televisore e sento solo parole, parole che mi sfondano i timpani, parole che fanno scudo alle brutture ed agli orrori che stanno succedendosi sempre più spesso. Parole che vanno a stuzzicare l’appetito degli stupidi e dei malvagi. In una società che si regge solo sulle parole, tutto può succedere… Mi ricordo di quando un fatto eclatante come quello del Circeo di cui parla la mia grande amica Isa Caredda, faceva veramente notizia. Era un fatto unico, perché in quei tempi si poteva uscire senza tanti pericoli e recarsi a passeggio nelle strade di Roma senza doversi difendere dai balordi che oggi infestano la nostra bella città. Che cosa è successo da allora? Il degrado della nostra società a cosa è dovuto?
Per riflettere su questo, dobbiamo andare indietro nel tempo e cercare la risposta nel lentissimo processo di degradazione a cui è stata sottoposta la nostra attuale società. Parliamo del disgragamento della famiglia, i bambini sono stati ridotti a merce di scambio e di ricatto e spesso crescono dove la confusione regna sovrana; parliamo della scuola che con “la promozione a tutti i costi” ha sfornato studenti ignoranti e maleducati. Parliamo dei mezzi di comunicazione, che in nome dell’audience ci bombardano di terribili immagini e notizie che ci dilaniano l’anima e danno modo alle menti deboli di elaborare e qualche volta mettere in atto l’emulazione; parliamo del consumismo, del buonismo, dell’assenteismo e soprattutto dell’assenteismo della giustizia che ci ha regalato nel corso degli anni la nomina del paese più permissivo, facendo così in modo che la peggior feccia delle altre nazioni venisse qui a delinquere , certa di farla franca. Parliamo delle forze di polizia e carabinieri certamente insufficienti nel numero, sottopagate e non messe in condizione di agire, dato che lo stato non fornisce loro i mezzi sufficienti neanche per uscire di pattuglia. E poi ancora parole, parole e parole ed anche io non faccio che parlare, parlare, parlare… da anni e anni. Dal 1968 che parlo, parlo, parlo… a cosa è servito? Chi mi sta a sentire… Sono stanca di parlare e chi mi legge sicuramente stanco di stare ad ascoltare… solo parole nient’altro che parole. Credo proprio sia giunto il momento di passare ai fatti.
Bambini scomparsi, venduti, affittati,
portati da uno stato all’altro come fossero valigie…
Bambini mutilati, per renderli ancor più allettanti,
per coloro che li sfruttano nell’ambito dell’accattonaggio…
Bambini invisibili, tenuti legati come cani…
Bambini affittati da una famiglia all’altra,
senza NESSUN CONTROLLO.-
Bambine che sfilano nude in pieno centro a Milano
per essere vendute al miglior offerente-
Bambini picchiati se non raggiungono il budget
previsto nelle elemosine.
Bambini soggetti ad essere venduti nell’ambito
della pedofilia e del traffico d’organi
La bellissima targa è un regalo per me, da parte della cara Giovanna, che ringrazio di cuore. Con questo riconoscimento desidero premiare tutti quei blog che si sono distinti per avermi dato un messaggio di dolcezza e/o amore Regolamento Preleva il premio facendo "copia e incolla" del codice html, che trovi a fine regolamento, e inseriscilo nel tuo blog. Scrivi un post linkando il blog che ti ha consegnato la targa come simbolo di gratitudine. Crea un link anche a questa pagina (http://dolce-memole.blogspot.com/2008/11/premio-dolcezza.html) per permettere ai premiati di leggere il regolamento e prelevare il premio. Per poter ritirare la targa devi premiare almeno sette blog. Se vuoi indica la motivazione per cui consegni la targa ai blog premiati. In seguito puoi, in qualunque momento, assegnare il premio ad altri blog. Preleva il codice
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Se non vedi bene la targa è probabile che tu non abbia installato Flash. Scaricalo qui. Mi è giunta voce che il codice purtroppo non funziona sui blog di Libero. Consegno il premio a:
Giovanna
Caribù
Liù
Sandro
Grandissimo Proietti... grandissimo Trilussa...
Fame nel Mondo: " 7 Milioni di bambini muoiono all'anno "
EPPURE SONO BAMBINI... TUTTI BAMBINI... SOLO BAMBINI...
...
Fin da bambina ho sempre sognato di entrare a far parte del mondo artistico, sviluppando una grande passione per tutte le forme d’arte.
Mi è sempre piaciuto disegnare, cantare, scrivere e ballare e facevo molta fatica a stare ferma nel banco scolastico; La scuola a quel tempo era molto costrittiva e non era certamente adatta alla mia personalità. Mi ricordo di interminabili ore a braccia conserte o dietro la schiena, di pagine e pagine da riempire di lettere in bella calligrafia: Per non parlare poi delle poesie da imparare a memoria! Frasi e strofe che non venivano spiegate ed analizzate, ma solo ripetute e ripetute fino allo spasimo. Così la mia enorme fantasia poteva librarsi e volare, solo guardando fuori dai vetri della finestra o su un foglio di carta sul quale disegnavo di nascosto. Mia madre mi accompagnava a scuola ogni giorno, ma aveva imparato a non allontanarsi troppo dal grande portone della Giosuè Carducci, perché di lì a pochi minuti io, come ogni giorno, sarei fuggita … Lei era lì! Come sempre dietro l’angolo del vecchio edificio ad aspettarmi per ricondurmi nel mio “carcere”.
Forse non è un caso se io nella vita sono stata un’insegnante: credo amata.
Ricordo molti visi dei miei alunni, di molti ricordo il nome e conservo celato nel mio cuore soprattutto gli occhi spaventati di uno di loro: Benedetto.
“Professorè! Mi porti a casa sua, mi basta solo un cantuccio e io sarò sempre buono! Professorè mi porti con lei”. Era duro spiegare che la legge non me lo avrebbe permesso ...Lo eri buono, Benedetto… lo sei ancora... spero...